Egitto
Presentazione
La Repubblica Araba d'Egitto (arabo: Jumhūriyya Misr al-ʿArabiyya , dove con
مصر, Miṣr, si intende l'Egitto) è uno Stato del Nord Africa. Include la Penisola
del Sinai, il che rende l'Egitto un paese che fa parte anche dell'Asia. La
principale parte abitata del paese si estende ai lati del fiume Nilo. Vaste aree
dell'Egitto sono coperte dalle sabbie del Sahara e sono disabitate.
L'Egitto confina ad ovest con la Libia, a sud con il Sudan, ad est con il
mar Rosso ed Israele e a nord con il mar Mediterraneo. La capitale è Il
Cairo.
Clima
Il clima egiziano si presenta di tipo desertico su quasi tutto il Paese,
eccezione fatta per la zona mediterranea dove esso è più temperato. Gli
inverni sono miti, anche se non mancano gelate invernali nel deserto, dovute
alle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Le estati sono
molto calde e secche, e le temperature raggiungono molto facilmente i 43-45
°C, con punte di oltre 50 °C in pieno deserto. La zona più "fresca" del
Paese in estate è quella delle coste mediterranee, avvantaggiata dalle
brezze marine che rendono più sopportabile la calura. Le precipitazioni sono
molto scarse, soprattutto nelle zone interne sahariane, dove può non piovere
per molti mesi.
Popolazione
La popolazione è quasi totalmente araba, i Berberi sono pochi e vivono
nelle oasi del deserto. Data la vastità del territorio desertico, la densità
media è bassa.
Demografia
L'Egitto, con i suoi quasi 80 milioni di abitanti[1] è lo stato più
popoloso del Medio Oriente e il secondo stato più popoloso dell'Africa.
Quasi tutta la sua popolazione è concentrata lungo il corso del Nilo,
nell'area del suo delta e nell'area intorno al canale di Suez. Agli Egiziani
urbani, residenti nelle metropoli di Cairo e Alessandria, si contrappongono
gli egiziani rurali (fellahin). La popolazione totale e l'urbanizzazione
sono molto aumentate nel XX secolo, grazie ai progressi sanitari e alla
rivoluzione verde.
Etnie
Quello degli Egiziani è il gruppo etnico dominante del paese, che
comprende il 94% della popolazione.
Fra le minoranze etniche si contano:
- le tribù arabe di Beduini nei deserti a est del Nilo e nel Sinai;
- i Berberi (Amazigh) dell'oasi di Siwa nel Sahara a ovest del Nilo;
- le antiche comunità di Nubiani dell'alto Nilo;
- le comunità tribali di Beja nell'estremo sud-est;
- i clan Dom del Delta del Nilo e del Fayum.
- L'antichissima e vivacissima comunità ebraica è virtualmente
scomparsa per emigrazione tra il 1948 e il 1962, anche se dopo la pace
con Israele molti tornano in visita ai siti storici e archeologici delle
principali città.
L'Egitto ospita anche un numero imprecisato di rifugiati politici:
- circa 70.000 palestinesi, storicamente i primi, qui dal 1948;
- circa 150.000 iracheni, giunti a partire dai primi anni 90;
- oltre 200.000 rifugiati sudanesi, giunti negli ultimi anni.
Lingue
L'arabo è la lingua ufficiale del Paese.
Il francese e l'inglese sono due lingue storicamente diffuse in Egitto
nel mondo della cultura e nei commerci. L'Egitto prende parte
all'Organizzazione internazionale della Francofonia.
Religioni
Quasi il 90% della popolazione è di fede musulmana; del rimanente il 10%
sono cristiani copti; esistono piccolissime minoranze di ebrei (resto di una
antichissima comunità fiorente fino alla metà del XX secolo), di bahá'í e di
atei o agnostici.
Identità
La valle del Nilo fu sede di una delle più antiche civiltà del mondo, con
lingua e religione proprie, che durò per tre millenni. Dopo il 343 a.C.
l'Egitto cadde sotto una serie di dominazioni straniere (Ellenismo, Impero
Romano, Impero Bizantino, Arabi, Mamelucchi, Impero Ottomano, Impero
britannico), ciascuna delle quali lasciò la sua impronta sulla cultura
locale. L'identità egiziana è evoluta in questi due millenni facendo spazio
a due nuove religioni (Cristianesimo e Islam) e ad una nuova lingua, l'arabo
e il suo discendente orale, l'arabo egiziano.
La misura in cui i singoli egiziani si identificano con ciascuno strato
della storia della nazione, che ne articola l'identità collettiva, può
variare. Le questioni identitarie sono emerse negli ultimi duecento anni,
quando l'Egitto mirò a liberarsi da ogni occupazione straniera, sotto forma
di tre ideologie principali:
- il nazionalismo egiziano, etno-territoriale e spesso liberale, il
primo a svilupparsi, già nel XIX secolo, e dominante fra gli
intellettuali e gli attivisti anti-colonialisti fino ai primi decenni
del XX secolo;
- il nazionalismo arabo o panarabismo, laico e a volte con venature
socialiste, che appare alla fine del XIX secolo in funzione anti-turca e
raggiunge il culmine nell'era di Gamal Abdel Nasser;
- l'islamismo politico-religioso, sorto all'inizio del XX secolo,
specie con i Fratelli Musulmani, e in continua crescita a livello
popolare, ma sempre escluso dal potere politico.
Storia
La Grande Sfinge di Giza e la Piramide di Chefren, simboli indiscussi
dell'Egitto storico e attualeLa storia dell'Egitto viene fatta iniziare con
l'unione di Alto e Basso Egitto da parte di Narmer, primo sovrano della I
dinastia, intorno al 3200 a.C. anche se questi eventi vennero preceduti da
una fase urbana preparatoria durata alcuni secoli. Sappiamo da recenti
scoperte archeologiche che la civiltà egizia esisteva già da almeno un
millennio prima.
Attraverso momenti imperiali ed altri di profonda anarchia l'Egitto
mantenne la sua indipendenza fino alla metà del I millennio a.C. quando
cadde sotto il controllo persiano.
Conquistato da Alessandro Magno nel IV secolo a.C., rimase sotto il
controllo dei suoi successori, i Tolomei, fino alla conquista romana al 30
a.C.
Alla divisione dell'impero romano l'Egitto divenne parte dell'Impero
romano d'Oriente. Nel VII secolo fu conquistato dagli Arabi che resero il
paese una provincia ( wilāya ) del loro califfato. Una prima autonomia il
paese la riguadagnò coi Tulunidi e, dopo la riconquista abbaside, i cui
califfi affidarono l'Egitto agli Ikshididi, il paese fu conquistato nel X
secolo dai Fatimidi, che erano sciiti-ismailiti.
Saladino e la dinastia da lui fondata degli Ayyubidi posero sotto il
proprio controllo l'Egitto, la Siria e lo Yemen a partire dal XII secolo.
Successivamente, fu la volta dei mamelucchi, turchi e circassi. Infine fu il
turno degli Ottomani che presero il potere nel XVI secolo (1517), al termine
della Campagna militare voluta dal Sultano ottomano Selim I Yavuz che,
tuttavia, mantenne come suoi "feudatari" gli sconfitti Mamelucchi.
Ai primi di luglio 1798 l'Egitto fu invaso via mare da un corpo di
spedizione francese forte di circa 40.000 uomini guidato da Napoleone
Bonaparte. Lo scopo principale dell'invasione fu quello di mettere in
difficoltà l'Inghilterra ma, tra gli scopi secondari, c'era anche quello di
agevolare la conduzione di studi storici, archeologici, geografici,
linguistici che il nutrito gruppo di uomini di scienza e di lettere, che il
Bonaparte era riuscito ad aggregare alla spedizione, svolse effettivamente
in modo più che egregio. L'occupazione francese durò fino all'estate del
1800 (Napoleone era tornato in Francia già ad agosto del 1799) quando le
ultime truppe comandate dal generale Menou si arresero agli anglo-turchi.
Dai primi del XIX secolo l'Egitto fu tenuto con saldo e innovatore polso
dall'albanese Mehmet Ali Pascià (fondatore della dinastia albanese a guida
di Egitto estinta con l'ultimo re Faruq I d'Egitto nel 1953) che avviò una
dinastia vicereale (khediviale), formalmente ossequente nei confronti della
Sublime Porta (Istanbul) ma sostanzialmente del tutto autonoma.
Nel 1881, sfruttando l'estrema debolezza del dominio turco e le
inettitudini finanziarie di Isma'il Pascià, giustificando il tutto con la
necessità di proteggere gli investimenti europei nella zona del Canale di
Suez, il Regno Unito e la Francia obbligarono l'Egitto a nominare due loro
esperti alla guida dei dicasteri delle Finanze e dei Lavori Pubblici. Più
tardi Londra occupò l'Egitto reggendolo fino al 1922, senza definirne uno
status giuridico preciso e indicandolo come un semplice possedimento della
Corona.
Il Cairo una vistosa insegna pubblicitaria nell'Egitto moderno evoca i
fasti antichi della Valle del NiloIl 28 febbraio 1922 venne riconosciuta una
formale indipendenza, sotto la veste istituzionale monarchica, pur
perdurando, di fatto, l'occupazione militare britannica. Questo stato di
cose proseguì fino al 1952 quando il 23 luglio un colpo di Stato dei Liberi
Ufficiali del generale Muhammad Neghib e del colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāṣer
(Nasser) proclamò la repubblica, deponendo la dinastia fondata da Mehmet Ali
e imponendo pochi anni dopo il definitivo ritiro delle truppe britanniche
dalla zona del Canale e dalle basi militari che ancora gestiva.
Il 23 giugno 1956 Nasser viene eletto Presidente della Repubblica, ed il
26 luglio decreta la nazionalizzazione del Canale di Suez, ponendo termine
al controllo franco-britannico, e bloccando, di fatto, questa importante via
di comunicazione. La situazione precipita nel mese di ottobre; a seguito di
attacchi terroristici nelle zone di confine, infatti, il 20 ottobre, Israele
invade il Sinai, e punta sul Canale di Suez; il 29 ottobre 1956, truppe
britanniche e francesi occupano la zona del Canale, il 31 ottobre bombardano
Il Cairo e il 5 novembre occupano Porto Said. Il 6 novembre l'Unione
Sovietica intima ad Israele, Francia e Regno Unito, di interrompere le
ostilità verso l'Egitto, minacciando un intervento diretto nel conflitto, ed
anche gli Stati Uniti premono sugli alleati per porre fine al conflitto.
Il cessate il fuoco entra in vigore l'8 novembre, ed il 15 dello stesso
mese truppe di pace dell'ONU giungono nella zona. L'intero Egitto fu così
affidato alla nuova classe dirigente espressa dai "Liberi Ufficiali".
Il successivo mancato finanziamento del progetto dell'Alta Diga di Aswān
da parte della Banca Mondiale fu una delle cause dell'avvicinamento
dell'Egitto, governato da Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, all'URSS. Nel 1967 scoppia la
"Guerra dei sei giorni" (vedi Conflitti arabo-israeliani), e il 28 settembre
1970 muore Nasser. Gli succede il vice presidente, Anwar al-Sādāt, che, nel
1973 sferra una nuova offensiva verso Israele, e che verrà ucciso il 6
ottobre del 1981 in un attentato. Gli succede Hosni Mubarak.
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